Oshala, Oxala, Oxalufa, divinità voudun.

Oshala, il Gesù Cristo sincretizzato nel voodoo.

Oshala è la massima divinità, sia nel Candomblè che per quanto riguarda il voodoo africano. Oshala viene dunque riconosciuto come autorità sotto la quale condurre le attività di connessione tra l’umano e il divino. Solo Orunmila ha caratteristiche simili nel pantheon voodoo, anche se meno ricordato non avendo sincretizzazione.

Oshala fu il primo ad essere creato da Orunmila o Olorun, il Dio immanente. Oshala unisce quindi l’universo, fondendo il cielo e la terra sotto la sua benevolenza.

Una leggenda tramandata dagli yoruba vedono protagonista Oshala, che intende compiere un viaggio per recare omaggio al suo amico Shango. Il viaggio si presenta ricco di insidie da parte di Eshu (come predetto da un divinatore di Ifa), e arrivato nel regno di Shango egli viene scambiato per un ladro ed imprigionato. La sventura cadde sul regno di Shango finchè egli, sempre servendosi di un divinatore di Ifa, capisce che l’origine della sventura è l’incarcerazione dell’amico. Da quel giorno ordinò, dopo averlo scarcerato, ai sudditi di vestire di bianco. Ed infatti, in ricordo dei 3 vestiti bianchi che Oshala portò con sè durante il viaggio, e l’editto del re Shango, Oshala viene raffigurato come un vecchio vestito di bianco che cammina tra mille difficoltà (ma anche come un giovane guerriero sempre vestito di bianco).

Questa leggenda viene commemorata tutti gli anni da chi professa il voodoo, e i partecipanti ripercorrono il viaggio di Oshala e la sua carcerazione, fino alla processione finale che simboleggia il ritorno di Oshala al suo regno. Nel sincretismo tra voodoo e cristianesimo il lavaggio del pavimento della chiesa richiama sia la devozione verso Cristo che verso Oshala.

Le persone influenzate da questo archetipo (orisha di reggenza), Oshala, sono persone degne di fiducia, sono anime riservate e rispettabili. Sono persone stoiche, che accettano anche le avversità, non si fanno influenzare dall’ambiente esterno e posseggono una grandissima forza di volontà.

Nella vita, appunto per queste caratteristiche, raggiungono buoni risultati nei campi in cui si prefiggono di eccellere. Di buona salute, sono generosi e indipendenti, perseveranti anche se un po troppo ingenui. Conquistano simpatie e non pensano mai male del prossimo, ed il successo è sempre a portata di mano, anche se vengono costantemente contrastati appunto per le loro lodevoli qualità.

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DAN OSHUMARE - OXUMARE

Dan Oshumare è una divinità orisha serpente e arcobaleno che vive girando intorno al mondo ed abbracciandolo tra le sue spire. Sei mesi uomo e sei mesi donna egli si occupa del ciclo della pioggia ed evaporazione del pianeta. Rappresenta inoltre la continuazione della vita oltre la morte, il suono, la bellezza e le arti.

Oshumare in vita si distinse per avere poteri curativi e divenne molto ricco per questo (ritorna il concetto di dare-avere tanto caro al voodoo: le offerte alle divinità in cambio del loro intervento). Da allora egli risiede in cielo e solo poche volte torna nella terra, donando felicità agli esseri umani.

Oshumare rappresenta il patto tra gli esseri umani e le divinità voudun, ed è per questo motivo che egli viene rappresentato anche con l’arcobaleno, ‘ponte’ tra la Terra e il cielo. Viene chiamato, inoltre, con l’appellativo di ‘Dan’, e viene rappresentato come serpente che si morde la coda, per cui simbolicamente egli è la forza vitale, la continuità della vita oltre la morte, il ciclo della vita, della morte e della rinascita. Veglia sulla Terra e ne impedisce la distruzione.

Le persone che sono figlie di Dan Oshumare e che si rivolgono al suo archetipo, sono spiriti omnicomprensivi, che desiderano essere ricchi e piacenti e che hanno la tendenza a valutare entrambe le posizioni delle questioni umane, riflesso della natura androgina di Oshumare. Sono persone generose che aiutano i bisognosi e amano mostrare questo loro lato al prossimo, così come riescono a raggiungere i propri obiettivi con perseveranza e forza d’animo.

Dan Oshumare in sintesi, sincretizzato con San Bartolomeo, rappresenta la capacità di capire il prossimo, di immedesimarsi nelle sue paure, nei suoi pregi e difetti, e nella sua diversità. Il figlio di Dan Oshumare è un ottimo amico e amante, ma non lo si può intrappolare in sterili questioni di possesso. Egli deve viaggiare ed abbracciare il mondo.

Shango, Sango, Xango.

Shango, Sango,Xango… Il saluto a Shango, dio del tuono del fulmine e delle pietre, è ‘Kaò Kabesile’.

L’archetipo di Shango deriva dalla cultura yoruba. Senza dubbio è l’orisha più valoroso, così come i suoi figli dimostrano valore e determinazione nella vita anch’esso lo ha dimostrato in battaglia. Le origini di Shango fanno parte della storia dei clan africani, perciò le leggende sono numerose ma noi lo consideriamo figlio di Yemanjia e Oruga, mentre i fratelli nigeriani lo credono il quarto re di Oyo.

L’ira di Shangò è temuta da tutti, una casa colpita dal fulmine, rappresentazione dell’orisha, è maledetta, così come una morte attraverso il fulmine lo è, e gli eredi debbono preoccuparsi di ingraziarsi la divinità con somme e ritualistiche considerevoli.

La collera di Shango si scaglia sui ladri, i traditori soprattutto (poichè la leggenda dice che egli stesso è stato tradito dai suoi stessi compagni) e tutti i bugiardi. La natura stessa ha creato la forza di Shangò che sta nel fulmine, nel tuono e nelle pietre. Il suo simbolo è un’arma a doppia lama, una sorta di accetta chiamata Oxè. I colori sono il bianco ed il rosso, così come le sue vesti nei rituali di trance. Il giorno favorito è il mercoledì e le offerte migliori per la divinità sono le pietre trovate sotto ai punti dove cade il fulmine: piccole scuri, conchiglie , fiori misti, rose e gladioli, frutti vari specialmente banane. Si avrà cura di preparare un piatto speciale che in alcune etnie chiamano Amala secondo la tradizione, ma sopratutto in una pentola nuova di lamiera e non di coccio. Le leghe metalliche sono le favorite, è una divinità a cui donare ferramenta e non minerali semipreziosi.

Viene invocato per diversi motivi, conciliare i figli di Shango con la divinità stessa risulterà importantissimo affinchè non siano da subire tradimenti continui e per rendere meno avventurosa al vita sentimentale. Shango ed i suoi figli indirettamente, sono dotati di grande carisma, anche se non bellissimi risultano fortemente carismatici per la forza che hanno, è dunque ideale invocare la divinità per rendere un torto subito o avere il coraggio in scelte importanti.

Nella vita sociale non sarà strano incontrare figli di Shango che intraprendono la carriera legata alla giustizia, alla politica ed anche alle forze dell’ordine. Shango, prima di essere condottiero, è un compagno fedele che si batte fino alla morte per la causa comune.

Delle tante battaglie vinte ha perso solo quella con se stesso e la sua delusione, dopo il tradimento dei suoi compagni. Infatti la leggenda dice che si sia isolato in una caverna e dopo aver scritto un libro di memorie si sia procurato la morte. Rivolgere il grande spirito di Shango ad un nemico, ad un traditore e ai vigliacchi risulterà quindi molto efficace.

Gli orisha

All’atto della creazione del mondo ogni singolo Orisha ricevette in dono l’Ashe (la forza primordiale) conferendogli il potere di controllo sugli esseri e le cose del creato. Sin dal quel tempo ogni orisha si prese carico di una forza differente e specifica della Natura.

Allo stesso modo tutti gli elementi naturali, compresi i quattro fondamentali (terra, fuoco, aria, acqua), sono rappresentati dagli orisha che uniscono in un unico percorso i due distinti universi, quello umano e quello divino.

Oshalà, aria. Di carattere mite e di saldi principi etici, di norma presenta una certa attitudine per questioni di ordine superiore e si rifà alla natura della creazione.

Ogum, associato alla terra. Possiede un’innata tendenza ai problemi dell’ecologia , della salute e della famiglia, rivelando inoltre un forte legame con il mondo artistico.

Yemojà, acqua. Interessata alla salute mentale e fisica, alla fertilità e all’abbondanza.

Shango, fuoco. Il dio del fulmine è sempre al centro dei processi di trasformazione.

Per chi si occupa di voodoo come religione, ma anche per chi vi si avvicina come dottrina, è necessario possedere un altare su cui collocare i vari simboli che fanno riferimento agli orisha. La religione voodoo intreccia fortemente elementi sincretici ma anche rappresentazioni fisiche di entità spirituali. Questo non solo in ottica di praticità e ortodossia, ma come elemento fondante del voodoo, che fa del feticcio pratica fondante e omaggio alla divinità (come per le icone in ambito cristiano ortodosso). Inoltre l’altare e le rappresentazioni costituiscono la residenza, la ‘casa’ degli orisha. D’altronde il sincretismo con il cattolicesimo ci conferma che le divinità africane erano rappresentate con strumenti di lavoro prettamente umani (l’accetta, il ventaglio, il bastone).

Le statuine (o bamboline, per dirla all’occidentale) più comuni della religione voodoo rappresentano Shango, una figura di uomo a forma di accetta, Eshu, un uomo di ferro con in mano un bastone, e Yemojà, donna ingioiellata e con seno enorme (fertilità).

Ma ogni divinità viene rappresentata (di seguito i nomi sudamericani, per sottolineare la forte congruenza del voodoo nei due continenti): Oxum, divinità dell’acqua dolce, presente nei fiumi e nelle cascate, Yansa, divinità del vento, presente sui monti, Ossaim, divinità delle foglie, Oxossì, divinità della caccia.

La religione degli orisha è legata alla nozione di famiglia. Il culto degli orisha era trasmesso dalle generazioni di famiglie. L’ashe, la forza dell’antenato, dopo la sua morte, ha la facoltà di incarnarsi momentaneamente in uno dei suoi discendenti (per questo il cammino religioso voodoo non è aperto a tutti), durante la possessione e la trance.

La divinità è un antenato divinizzato che durante la vita aveva stabilito connessioni con alcune forze della Natura. Ogni orisha, come in vita, ha delle passioni, delle tendenze e anche comportamenti nei cui confronti provocano la collera. Divinità passionali, che in cambio di adeguati omaggi, intervengono per aiutare l’Essere Umano nella attività umane di ogni giorno. Amore, ma anche cose più piccole, come la propiziazione di un’automobile prima di un viaggio.